Non sapevo da dove iniziare per validare le idee di business e, da builder, ho lavorato per mesi a uno strumento che utilizzava le discussioni su Reddit per farlo. Partito da un concept, era diventato un progetto corposo. Mi ero dato un limite oltre il quale avrei smesso, e nel frattempo Reddit ha deciso di chiudere l’accesso pubblico ai suoi dati, cioè la porta dalla quale passava tutto. Questo è il resoconto di cosa ha funzionato, cosa no, e di cosa ho imparato.
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Cos’era GoSolo
Parto dal prodotto, perché senza sapere cosa faceva non si capisce perché l’ho chiuso.
GoSolo prendeva un’idea di business e la confrontava con quello che le persone scrivevano su Reddit in quel momento. Restituiva un report con chi stava parlando proprio del problema che volevi risolvere (i primi potenziali clienti da contattare), con quello che gli utenti dicevano dei prodotti che già usavano, con una traccia per le prime conversazioni e con un ritratto del cliente tipo costruito sui dati, non sull’intuito. Nel report ogni affermazione rimandava alla discussione originale, così chiunque poteva controllarla. L’idea di fondo, presa da Arvid Kahl e dal suo The Embedded Entrepreneur, era cercare prima le ragioni per cui un’idea non sta in piedi e solo dopo quelle per cui funziona: niente report rassicuranti né complimenti di circostanza.
Esistevano altri strumenti simili, ma lavoravano nella direzione opposta: partivano dalle discussioni su Reddit per trovare problemi su cui costruire qualcosa. GoSolo partiva da un’idea che avevi già e ti dava i dati per confermarla, smontarla o correggerla. È una differenza che non sono mai riuscito a far arrivare chiara al mercato.
Dietro c’era un’applicazione web completa, con un’intelligenza artificiale che leggeva e riassumeva le discussioni (i tecnicismi li trovi a fine articolo). Oggi la pagina di presentazione è ancora online su go-solo.app, ma il servizio non funziona più.
Perché ho iniziato
Volevo qualcosa di mio, dall’idea alla messa online. Ho lavorato quasi sempre su parti di qualcosa di più grande: anche se importanti, erano parti di un disegno non mio. Volevo dimostrarmi di saper portare da solo un prodotto per tutto il suo ciclo di vita, perché ci sono inevitabili differenze di responsabilità, attaccamento e qualità tra il far parte di un progetto e il crearne e portarne avanti uno.
Il problema a cui volevo rispondere lo riconosce probabilmente chiunque sia arrivato a leggere fin qui. Molti vorrebbero avviare un’attività in proprio, io tra loro, ma da dove si comincia davvero? Non esiste una scaletta incisa nella pietra: esistono metodi, opinioni contrastanti, libri che dicono una cosa e altri che dicono il contrario. Chi parte non sa da dove partire, e questo è già un problema reale prima ancora di parlare di prodotto. E c’è chi non parte mai, paralizzato dalle possibilità, dai dubbi e dalle limitazioni.
Reddit mi sembrava una miniera: persone vere che discutono di idee senza (o con pochi) filtri pubblicitari, che raccontano i tentativi andati male e lasciano intuizioni che nelle storie di successo raccontate a posteriori, belle e confezionate, non arrivano mai. Mi sono chiesto se potevo estrarre da lì qualcosa di utile per chi comincia, a partire da me.
Da quella domanda è nato GoSolo.
Una nota per capire il resto: volevo costruire una company of one, un’attività fatta da una persona sola e capace di crescere, che come ambizione è realistica. Le startup le trovo affascinanti, ma sono un mondo a parte e non era a quello che pensavo.
Cosa è andato bene
Comincio da qui, perché da noi un progetto chiuso si racconta come una colpa da nascondere, e questa cosa la detesto.
GoSolo non è diventato un’attività, ma non è stato tempo buttato e non me ne pento.
Ho portato un prodotto dall’idea alla messa online, da solo, ed è rimasto in funzione finché Reddit non ha cambiato le regole di accesso ai suoi dati.
Come prova che sapevo gestire l’intero ciclo, il conto è chiuso, e non è poco.
Il guadagno è quello che ho imparato, che è tantissimo e non sparisce con il progetto. In questi mesi sono passato da “ho un’idea per uno strumento” a una conoscenza pratica di come si prezza un servizio per le aziende in Italia, di cosa chiede il GDPR a un software in abbonamento, di come si scrive un contratto di servizio, di come si conducono le conversazioni con i potenziali clienti (come metodo, non come slogan), di come è fatto l’ecosistema italiano delle startup, acceleratori e incubatori compresi, con dove sta il valore e dove no. Sarebbe stato tempo perso se non mi fossi portato via nulla.
Il momento più formativo è stato gennaio. La prima versione di GoSolo era pensata per i singoli aspiranti imprenditori, con un prezzo libero per sondare la disponibilità al pagamento, e dopo due mesi di prove su Reddit avevo capito che funzionava male. A gennaio ho fatto una cosa che non avevo mai fatto: ho chiesto un parere strutturato a un professionista fuori dalla mia cerchia. Ho scritto al team di Startup Geeks, e Alessio Boceda ha risposto al primo messaggio.
Lo confesso adesso, perché chi ha provato a scrivere a qualcuno fuori dalla propria rete riconoscerà la sensazione: ho provato un misto di nervosismo e adrenalina che non volevo ammettere. Era un’email professionale, breve, niente di speciale, ma la risposta mi diceva che qualcuno fuori dalla mia bolla, che è un’autorità nella sua nicchia, aveva letto e aveva ritenuto che valesse la pena rispondere. La prima risposta vera ti ricorda che sei alle prime armi. Non un male, solo il punto di partenza.
Da quella conversazione è scaturito il contatto con Federico Mazzotta e dai suoi feedback è nata la seconda versione: uno strumento per preparare le conversazioni con i clienti rivolto a chi stava avviando un’attività sul serio, con l’idea di offrirlo anche agli acceleratori per i loro gruppi di startup. Questa volta seguiva un metodo collaudato, quello di Steve Blank in The Startup Owner’s Manual, su cui si basano anche il percorso di Startup Geeks e Il manuale dello startupper: con tanto di Javelin Board, una lavagna dove si scrivono l’ipotesi, l’esperimento e il criterio di successo prima di provare, e il registro degli esperimenti. Era il prodotto migliore, sia tecnicamente sia come posizionamento, perché nasceva da un confronto esterno e non da un’intuizione solitaria.
C’è stata anche una piccola conferma. Nel mese in cui ho provato a farmi conoscere su X (ci torno più avanti), tra i pochissimi nuovi follower c’è stato lo stesso Arvid Kahl. Partivo da zero follower e nei numeri è letteralmente nulla, ma ha significato tanto: non ha risolto nessun problema, però è il tipo di segnale che ti tiene in piedi nelle settimane in cui niente sembra funzionare.
Cosa non ha funzionato nel progetto
Per spiegarlo devo raccontare i due cambi di rotta, perché senza la storia i problemi sembrano astratti.
Tra settembre e ottobre 2025 ho provato la prima versione su Reddit per due mesi, e le risposte erano ambigue. Il report piaceva e i commenti erano positivi, ma due cose non tornavano. Chi rispondeva erano altri sviluppatori, che dicevano “interessante, vorrei costruirne uno simile” invece di “voglio comprarlo”. E il report, con il suo verdetto finale secco (Build, Kill, Pivot), non aiutava davvero a capire quale fosse il passo successivo. Non sono mai arrivato a definire il money model, cioè come e quanto far pagare, né a proporre un prezzo, ma dall’analisi dei concorrenti risultava che il mercato pagava strumenti di questo genere, ormai tutti simili tra loro, intorno ai 20 dollari per 3 analisi.
A gennaio 2026 il parere di Startup Geeks non è stato “il tuo modello è debole”, ma qualcosa di più mirato e più scomodo. Il primo punto era il pubblico. Senza accorgermene parlavo ad aspiranti imprenditori che erano quasi tutti sviluppatori: per il linguaggio che usavo, per le nicchie in cui cercavo e perfino per le ricerche che facevo con GoSolo, in cui descrivevo le funzionalità del prodotto e non il problema da risolvere. Chi partecipa ai percorsi di Startup Geeks invece non è solo sviluppatore, tutt’altro: il target, quindi, è proprio cambiato. Il secondo punto era il metodo, perché il prodotto non seguiva un metodo collaudato per parlare con i clienti. Avevo messo insieme gli approcci di vari imprenditori noti, ma loro partivano con un contesto (una rete, esperienze precedenti, un pubblico) che io non avevo. Avevo preso a modello chi ce l’aveva fatta ignorando da dove partiva: l’arcinoto bias di sopravvivenza mi aveva preso in pieno, inquinando il progetto fin dal disegno. Per fortuna sono argomenti che conosco bene, figuriamoci se non li avessi conosciuti affatto. Ma, come si dice, “tra il dire e il fare…”.
Da gennaio ad aprile ho fermato il codice per ripensare il posizionamento, e da aprile ho costruito la seconda versione. Poi, fatti i conti, sono emersi quattro problemi.
Il primo è economico. Anche nello scenario migliore, vendendo alle aziende, il lavoro necessario per mantenere e far crescere il prodotto era enorme rispetto al ritorno realistico. Ho rifatto i conti con ipotesi ottimistiche e il risultato non cambiava: come attività autonoma non reggeva, a meno di dedicarmi solo a quello o di crescere molto.
Il secondo è Reddit. All’inizio vedevo i limiti di accesso ai dati come un problema tecnico, poi ho capito che era un problema legale e commerciale. Dal 2023 Reddit ha reso a pagamento l’accesso ai suoi dati, ha fatto causa a chi li raccoglieva per uso commerciale e li ha concessi a Google e OpenAI con accordi milionari. Uno strumento come GoSolo può vivere nella zona grigia finché è piccolo, ma diventa un bersaglio appena si fa notare, e un’attività la cui condizione di sopravvivenza è non crescere troppo è una contraddizione, soprattutto quando il modello economico, senza crescere, non reggeva già in partenza.
Il terzo è il mercato italiano. Gli acceleratori adatti a uno strumento del genere si contano sulle dita di una mano: una volta contattati tutti il mercato è finito, e dietro non c’è un secondo bacino.
Il quarto riguarda i singoli aspiranti imprenditori come strada per crescere, ed è una trappola. Sono tanti, spendono poco quando va bene, restano poco e ti espongono pubblicamente proprio quando cominci ad avere qualcosa da perdere. Soprattutto, chi sta mettendo alla prova un’idea non è un tipo di persona ma una fase che dura una o due settimane. Un’attività stabile non si costruisce su clienti che esistono come tali per quattordici giorni. L’ho battezzata nicchia fantasma. Con la seconda versione avevo provato ad allungare quella finestra: gli esperimenti si sarebbero fatti sulla piattaforma, e con le classi degli acceleratori il ricambio sarebbe stato basso ma costante. Non sono mai arrivato a verificarlo.
Un’ultima osservazione chiude il quadro. Diversi tra i concorrenti che ho analizzato, di cui ometto i nomi, a mio giudizio vendono comfort food, testo generato in maniera dozzinale dall’intelligenza artificiale: report densi di parole senza dati reali sotto, analisi di mercato all’acqua di rose e punteggi di fattibilità fissi sopra il 70%. Il 70% di cosa e rispetto a cosa, non saprei. GoSolo si distingueva perché partiva da discussioni reali, ma quel confronto mi ha insegnato una cosa amara: tra il pasto vero a un prezzo alto e il comfort food a un prezzo basso, il mercato, o meglio il target che avevo vagamente individuato e definito inizialmente, sceglie sempre il secondo. La qualità non diventa da sola disponibilità a pagare, soprattutto quando chi compra non ha ancora capito di cosa ha bisogno. In teoria sapevo bene cosa fosse il cliente tipo, o avatar come dice Alex Hormozi: in pratica il mio era rimasto vago.
Riflessioni
La self-reflection (o After Action Report, come la chiama David Goggins in Niente può fermarti) è un’abitudine che non ho ancora consolidato del tutto, forse perché è la parte che mi pesa di più: non tanto da condividere, quanto da ammettere a me stesso.
Il primo punto è la tendenza a costruire, con una sfumatura che voglio mettere a fuoco. La versione semplice è che ci si rifugia nel codice perché è comodo, ma non è solo quello. Quando costruisci in un contesto che conosci sai da dove parti e dove stai andando: hai obiettivi chiari, riscontri immediati e criteri oggettivi per capire se funziona. Quando lo fai in un dominio che non è il tuo brancoli nel buio dall’inizio alla fine. Prima era buio pesto, oggi comincio a distinguere le sagome, come chi è al buio da un minuto e non vede ancora bene ma inizia a percepire le forme. Senza esperienza e senza riscontri esterni non capivo se stavo facendo bene, male o se stavo solo perdendo tempo. Parlare subito con chi ha il problema serve proprio a questo, perché quei contatti sono i paletti che orientano il lavoro. Senza paletti ogni azione sembra ugualmente difendibile, e finisci per fare quella che ti viene più naturale, che per me è appunto costruire. È pur vero che se si è agli inizi e si parla con qualcuno di non idoneo si rischia di confondersi ulteriormente e di far peggio.
Quando ho cominciato quei paletti non li conoscevo: “parti da una lista d’attesa” e “verifica la domanda prima di costruire” non facevano parte del mio vocabolario. Quando li ho scoperti strada facendo, applicarli a posteriori mi sembrava costare più di quanto rendesse, perché aprire una lista d’attesa, pubblicizzarla e scoprire mesi dopo che l’idea non stava in piedi avrebbe bruciato il poco di credibilità che avevo accumulato. Era una decisione apparentemente razionale viziata dal contesto.
Il secondo punto è il perfezionismo. Ho prodotto specifiche dettagliate, istruzioni elaborate per l’intelligenza artificiale, sistemi di triage, un’architettura che lavorava le analisi in parallelo e una ricerca per significato invece che per parole chiave, verifiche legali e documenti di privacy, test automatici e un’infrastruttura curata. Non me ne pento, perché un prodotto solido conta per la credibilità e come lavoro da mostrare. Il problema è la dose. Il perfezionismo applicato alla progettazione continuo a vederlo come un’ottima direzione, mentre applicato alla vendita diventa un freno, perché lì il passo successivo non chiede più qualità del lavoro fatto in solitudine ma la disponibilità a esporsi a un no. Anzi, a tanti no. Conoscendomi, la regola che mi sono dato è semplice: il fatto perfetto diventa il fatto mai. Vale anche per questo articolo, che pubblico imperfetto invece di inseguire una versione che non scriverei mai.
L’esempio concreto è X, a fine 2025. Per un mese ho condiviso riflessioni e metodi, scrivendo una serie di post e rispondendo più volte a quelli degli altri, e i follower sono cresciuti di un numero che si conta sulle dita di una mano. Parlavo al pubblico sbagliato, su un canale dove non avevo né una comunità né il tempo per costruirla. Ho smesso presto, ed è stata una scelta lucida, ma lo schema sotto resta: avevo trattato la presenza sui social come una questione di volume, frequenza e testi ben scritti, quando prima di tutto era una questione di pubblico, che chiede altre capacità e tempi che si misurano in mesi e non in settimane.
Il terzo punto è l’aver aspettato troppo prima di sporcarmi le mani con quello che sta fuori dalla mia zona di comfort: dalle analisi di mercato e dei concorrenti all’individuazione dei potenziali avatar, dalla progettazione dell’interfaccia ai testi scritti su misura per vendere, dalla preparazione degli script al contatto con i potenziali clienti, fino alla gestione della mia introversione.
Potrei anche fustigarmi per non aver studiato attentamente le politiche e i regolamenti di Reddit prima di iniziare, ma è esattamente quel genere di esperienza che dovevo fare.
La consapevolezza che sbagliare un numero imprecisato di volte sia un pro da perseguire e non un contro, quando fatto con criterio, è una cosa che insieme mi affascina e mi intimidisce, e ora la vedo con un po’ più di lucidità.
Qui arrivo al nodo: GoSolo era fatto anche per aiutare chi avvia un’attività a riconoscere il proprio bias di conferma, cioè la tendenza a cercare solo le prove che ci danno ragione. Il fatto è che i bias di conferma e di sopravvivenza vanno inevitabilmente a braccetto, e all’inizio ci sono cascato anch’io, perché gli esempi a cui avevo accesso erano soltanto quelli di chi ce l’aveva fatta. Senza esempi di cosa non funziona e senza il contesto di chi ha fallito, riconoscere gli schemi reali è un’utopia. Se ne potrebbe parlare con onestà e visione d’insieme solo dopo averlo vissuto, perché prima manca proprio la consapevolezza del problema.
La decisione
Avevo deciso di chiudere autonomamente. La frustrazione iniziale era passata, il periodo di esaurimento anche, e a un certo punto arriva la lucidità per guardare la situazione e il proprio contesto senza raccontarsela.
Decidere viene dal latino dēcīdĕre (in italiano diremmo “Grazie al piffero!”), che significa tagliare via: dire no a tutto il resto per portare avanti una cosa sola. Chiudere GoSolo voleva dire ammettere quello che prima non riuscivo a razionalizzare, cioè che il lavoro necessario era enorme, che nessuna delle strade alternative reggeva all’analisi e che il gioco non valeva la candela. Congelarlo a tempo indeterminato significava pagare ogni mese per un prodotto fermo. Renderlo open source non aveva senso, perché il codice non ha niente che lo protegga dalla concorrenza e nessuno pagherebbe per averlo. Trasformarlo in consulenza sull’intelligenza artificiale per le aziende significava ripartire da zero in un mercato dove altri lavorano da anni con un vantaggio che io non ho.
Il piano era lasciarlo online gratis fino all’esaurimento del credito per l’intelligenza artificiale, e poi spegnerlo con ordine. Reddit ha accorciato i tempi. A fine settembre 2026 ha annunciato la chiusura graduale dell’accesso pubblico ai suoi dati, che terminerà del tutto a marzo 2027: da lì in avanti i dati si ottengono solo con un contratto commerciale con Reddit.1 Nel frattempo il servizio ha smesso di funzionare. Avrei potuto riscriverlo per restare a galla qualche mese, ma sarebbe stato lavoro speso su un prodotto che avevo già deciso di chiudere, appoggiato a un terreno che aveva appena dimostrato di poter sparire.
Oggi go-solo.app mostra soltanto la pagina di presentazione con un avviso di chiusura. Il codice e le lezioni restano, e valgono anche fuori dal contesto in cui sono nati.
Non ho perso sette mesi di lavoro: ho imparato da GoSolo molto più di quanto avrei imparato senza. Ma imparare e mandare avanti un’attività sono due cose diverse, e oggi le distinguo con chiarezza.
Cosa porto via
Quattro lezioni, perché se sei arrivato fin qui meriti qualcosa di concreto. Il “Segui i tuoi sogni” te lo risparmio.
Un apprezzamento non è una vendita. Un commento positivo non costa niente a chi lo scrive. Se nessuno ti ha ancora pagato non hai un’attività: sai soltanto che l’idea piace, non che il prodotto si vende.
Se un’altra azienda può spegnerti, non hai un’attività tua. GoSolo dipendeva da un’unica fonte di dati che non controllavo. Il giorno in cui il proprietario di quella fonte ha cambiato le regole il prodotto si è fermato, e non c’era niente che potessi fare.
Le nicchie fantasma esistono e vanno riconosciute presto. Se il tuo cliente esiste come tale per quattordici giorni non hai un mercato, hai un pubblico che si rinnova di continuo e, a meno di avere un’autorità consolidata, difficilmente ti riconoscerà come fornitore.
Chi ce l’ha fatta non è un campione rappresentativo. Se modelli il tuo progetto su quello che fanno gli imprenditori di successo che vedi sui social, ignori il loro punto di partenza: il periodo storico, la rete, l’esperienza, il carisma, il pubblico, il capitale. Copiare il metodo senza il contesto porta al fallimento in modo sistematico, e te ne accorgi solo quando hai finito i mesi e i soldi per accorgertene.
Lo ripeto: i fallimenti sono esperienze personali che andrebbero raccontate, tanto più se sono misurate. Non sono errori da nascondere con vergogna: quella percezione è dovuta al nostro ego, che Ryan Holiday in Ego is the Enemy chiama senza giri di parole il nemico.
Le cose da non fare per avviare un’attività sono molte di più di quelle da fare, ma se ne parla poco, perché chi le fa raramente resta in piedi abbastanza a lungo da raccontarle e ancora meno spesso è disposto a scoprire le proprie carte.
Questo articolo è il mio piccolo contributo a quella documentazione che manca.
Grazie, e cosa viene dopo
Tre ringraziamenti, in ordine.
Agli utenti di Reddit che nei primi mesi hanno commentato la prima versione: risposte sparse in discussioni su cui non sarei più tornato, che però hanno orientato decisioni concrete.
Ad Alessio Boceda, per la prima risposta che ha aperto quella conversazione. È stata una spinta importante e mi ha fatto capire che la porta esiste e che si può bussare.
A Federico Mazzotta e al team di Startup Geeks, per il parere di gennaio, che è stato tra i momenti più formativi dell’intero progetto e da solo è valso settimane di ricerche.
Su cosa verrà dopo non faccio proclami, ma certamente continuerò a sbagliare con più curiosità, a misurare i fallimenti e a scriverne strada facendo.
I tecnicismi
Questa parte è per chi è del mestiere: gli altri possono fermarsi qui senza perdere niente.
GoSolo era un’applicazione web completa, progettata, scritta e messa in produzione da solo: backend in Python con FastAPI, frontend in React e TypeScript, interfaccia in italiano e in inglese. Le analisi richiedevano minuti, quindi giravano su una coda di lavori asincroni con Celery e Redis, e una richiesta lunga non bloccava il resto del servizio. Il codice seguiva la Clean Architecture, con la logica di dominio separata da database, modelli e fonti dei dati, ed era coperto da circa 400 test automatici.
La raccolta delle discussioni partiva dall’idea dell’utente, che un modello riscriveva in più ricerche, scegliendo anche le community di Reddit pertinenti. Tavily e Serper cercavano le discussioni in parallelo, i risultati venivano uniti e ripuliti dai doppioni, e il contenuto lo scaricava uno scraper scritto da me che leggeva le pagine delle discussioni in formato JSON. PRAW, la libreria Python per le API di Reddit, restava come riserva quando lo scraper falliva. È stata una mitigazione tecnica, non una soluzione al problema legale, e infatti non è bastata.
Poi veniva la selezione. Ogni discussione era trasformata in un embedding, cioè una rappresentazione numerica del suo significato, salvata in PostgreSQL con pgvector, e quelle troppo lontane dall’idea venivano scartate con un filtro di similarità. Le rimanenti passavano dal triage: un modello leggeva solo il titolo e le prime righe e decideva quali meritavano l’analisi completa, che è la parte costosa. In questo modo l’analisi approfondita girava solo su ciò che era davvero pertinente.
L’analisi era divisa in passaggi, ciascuno con le sue istruzioni: il problema, i segmenti di clienti, i concorrenti, le persone da intervistare, la traccia dell’intervista e le ipotesi più rischiose. Ogni affermazione del report restava agganciata alla discussione da cui veniva. Il fornitore del modello era intercambiabile (OpenAI, DeepSeek, oppure un modello locale con Ollama durante lo sviluppo), e il costo di ogni passaggio veniva salvato, modello per modello.
La seconda versione aggiungeva il Javelin Board: l’utente progettava gli esperimenti sulle ipotesi più rischiose, fissava gli indicatori e registrava i risultati. Alla fine il sistema proponeva un verdetto (esplorare, validare, cambiare direzione o chiudere) che l’utente confermava o correggeva, e ogni passaggio finiva in un registro di eventi.
L’infrastruttura su Render era descritta in modo dichiarativo in un unico file, come si fa con Docker Compose: database, API, worker e Redis. In locale girava tutto con Docker Compose. Il codice resta nel mio archivio.